22/04/2009
Il suono della vita
Vociare di forme differenti di differenti identicità. Conto quattro e quindi di nuovo nel silenzio saturo di suoni rumori voci distribuiti nello spazio che percorro distratto. Rumore silenzioso che ovunque avvolge e impercettibile stringe e schiaccia, che stanca e confonde l’anima.
Giunto alla fine del tempo, mi sommergo frettoloso nel parlottio variegato che dal sottosuolo contribuisce al suono onnipresente della vita.
Mi trovo spesso a pensare al silenzio assordante di un mondo senza vita, al mistero del suono dell’esistenza, totale e impercettibile, che anima il più profondo e oscuro dei silenzi.
L’assenza del suono della vita è per me un’immagine innafferrabile. Un momento, un luogo e l’inconoscibile echeggiare della morte.
(Barcellona, 22 aprile 2009)
Text posted at 02:13
17/04/2009
Los cuatro reyes
Lo buscado por largo tiempo
desvanecido bajo lluvias del nuevo año
amargo despertar
entre niños y angeles.
Es un delito, una blasfemía
la muerte de un niño
una cobardía
del miedo la última palabra.
Es la historia del desconfío
de los reyes que no existen
tampoco el cuarto
él que aparenta nobleza.
Es una fiesta sin sonrisa
un chocar de piedras
o quizás
el agotamiento de una gran mentira.
(Barcelona, 6 de enero del 2009)
Text posted at 19:29
15/04/2009
Sabato di tormenta
Luce dai riflessi cromati
fresco scuotere di vento
annunciano tempesta.
Dall’autobus osservo
scorrere la vita in città
e finalmente sollevato
dalla responsabilità del vivere
leggero
viaggio verso la tormenta.
(Barcelona 15 aprile 2009)
Text posted at 20:42
05/01/2009
Uno, due e tre
I. Io sono una sedia.
Io sono una sedia. Mi consumo nel tempo solo perché esisto.
Io sono una sedia, reggo e mi sorreggo.
II. Le mie ruote sono pelose.
La mia bicicletta nella notte è simile a una teiera, una teiera dalle ruote pelose.
III. Sott’acqua viaggio nello spaziotempo
Sdraiato nella vasca, il mondo attorno a me è un lugubre universo tecnorganico.
(sott’acqua, mi strofino le mani sulla testa e i suoni attorno a me sono quelli dell’abisso di cui talvolta si sente parlare)
Text posted at 02:16
02/12/2008
Mani in tasca e bavero alzato
Mani in tasca e bavero alzato
in stile Modern Talking
mi dicono
cammino lungo strade deserte
nel vento furioso
che tutto scuote e sconvolge
portando con sé anime e corpi
nel vento che batte
vicoli e viali
mani in tasca e bavero alzato
nell’aria bizzosa e pungente
sono solo
sono vivo.
(chewzer, Barcelona 2008)
Text posted at 15:36
01/11/2008
Scomparsa
Ti osservo ondeggiare nell’aria
alla radio l’ultima notizia
ti hanno levato il terreno da sotto i piedi.
Corro alla finestra
alle mie spalle si dilungano
sui particolari del tuo abbigliamento.
Dall’ultimo piano
ti osservo ondeggiare nell’aria.
Non c’è più terreno
sotto i tuoi piedi.
Case e palazzi sfuggono
corrono in profondità
e con loro
ti perdi nel buio.
(chewzer)
Text posted at 01:52
27/10/2008
Il giudice spietato
L’ha lasciata sola in un angolo dopo averla allontanata bruscamente. Ora gira libero e perso, fuggendo dalla solitudine di colui che è incapace di sentire. È solo, allo sbando, lui e la sua pietra. Sisifo d’amore, debole e fiero della sua intima abilità, egocentrico rapace, arido inseminatore di terre fertili, cieco conquistatore d’immagini riflesse in costellazioni di specchi, immemore si muove di vita in vita, essendo di ciascuna una storia, di sé stesso mille menzogne.
(chewzer, Barcelona, 2008)
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20/10/2008
Ombra
Rifletto ombra o forse dell’ombra sono riflesso? Narciso delle tenebre, mi accompagna sfoggiando parrucca e ali d’angelo. Ne evito lo sguardo riflesso e nell’oscura voragine che mi divide la celo con timore. Vorrei potertela presentare, darle un nome e una dimensione, ma non posso. Vorrei poterla sacrificare in tuo onore, farne una veste, uno scialle, un paio di scarpe, ma mi è impossible. Mi piacerebbe poterla appendere fuori dalla finestra a scacciare spiriti e fantasmi, o lasciarla sventolare al vento sul tetto di casa, come una bandiera pirata. Ma anche questo lo sai, non è possibile.
Tutto questo parlare d’ombra, questa docile e serena rinuncia, nient’altro è che un grato omaggio alla mia oscura consorte. L’ombra che riposa senza sonno, che durante il giorno quieta mi accompagna e che nella notte s’immerge e divora, è lei la protagonista della luce che illumina le mie giornate e a cui devo essere grato per il profondo chiaroscuro della mia esistenza.
(chewzer, Barcelona, 2008)
Text posted at 00:16
18/10/2008
Il piccione con il cappello
Nel mio mondo figure si dividono stupidità e maleficio a favore dei restanti. Si spartiscono il piatto più ricco, data di scadenza sbiadita consunta dimenticata.
A destra, un apparente mezzo secolo di donna incede lentamente. E’ un piccione, grigio e ondeggiante piccione dal silenzio equivoco di un cappello di velluto rosso. Osserva giusto il corridoio fronte a sé, un corridoio della larghezza di dodici centimetri che si chiude a imbuto seguendo il suo stesso dispiegarsi in ingannevole prospettiva. Non s’accorge che il suo ingombro, delimitato a sinistra da un sacchetto di plastica sorretto ondeggiante esso stesso e a destra dal gomito, angolato a condurre la mano in tasca, si infila senza pena nel corridoio visivo suo percorso. Non s’accorge perché accorgersene? Della larghezza della cassa toracica o del vuoto tra la nuca e la cima del cappello non si chiede né tantomeno si pensa. È, in quanto fragile armatura aperta sul fronte, dall’occhio sempre dritto nello stesso posto, rotante senza strisciate lungo pareti loro stesse esse certe, scivolate in senso opposto, a logica scomparse alle mie spalle, ricomparse ai primi margini del corridoio, dodici centimentri dentro, non più di dieci metri fuori, a contorno, certo si a scenografia, per necessità, per contenere il corridoio stesso lungo il quale la stupidità muove lentamente e io dietro di lei nei restanti nove metri e ottantotto centimetri.
(chewzer)
Text posted at 01:07
17/10/2008
Limiti
Schiaccio la realtà in un barattolo di latta, dodici d’altezza sei di diametro.
Ne avanza sempre un poco, poi chiudo.
(chewzer)
Text posted at 16:35
